Colon Irritabile e Dieta Cosa Mangiare

Colon Irritabile e Dieta Cosa Mangiare
Ultima modifica 23.10.2019
INDICE
  1. Introduzione
  2. Colon Irritabile
  3. Trattamento
  4. Dieta
  5. Intolleranze Alimentari VS Colon Irritabile
  6. Comportamento
  7. Attività Motoria
  8. Farmaci

Introduzione

La relazione tra colon irritabile e dieta è senz'altro molto forte anche se, curiosamente, non è detto che l'alimentazione sia la causa principale del disagio; pare infatti che risulti fortemente correlata allo stato psicologico del soggetto.

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Molte persone affette da sintomi anche piuttosto rilevanti e fastidiosi, spesso non capiscono cosa mangiare per migliorare la propria condizione. In questo articolo cercheremo di comprendere meglio come impostare la terapia dietetica più idonea

Per approfondire: Sindrome del Colon Irritabile: Cos'è? Cause

Colon Irritabile

Il colon irritabile, o più specificamente sindrome dell'intestino irritabile (SSI) / sindrome del colon irritabile / irritable bowel syndrome (IBS), è tra i disordini funzionali gastrointestinali (DFGI), più diffusi nella popolazione generale.

Cosa c’è da sapere sul colon irritabile?

La sindrome del colon irritabile è un disturbo che interessa la porzione finale dell'intestino crasso, dove si completa l'assorbimento / riassorbimento dei liquidi e dei minerali dalle feci.

Il colon irritabile è caratterizzato da un quadro clinico piuttosto generico, con sintomi che non dipendono da alterazioni patologiche dell'organo. Si manifesta essenzialmente con dolori addominali, meteorismo, gonfiore e tensione addominale, e cambiamenti dell'alvo (stipsi o stitichezza, diarrea) – anche misti.

Pur determinando manifestazioni di intensità piuttosto rilevante, la sindrome da colon irritabile non è da considerare una malattia vera e propria ma piuttosto una condizione disagevole – contrariamente, ad esempio, alla colite spastica, alla rettocolite ulcerosa, al morbo di Crohn ecc, che implicano uno stato infiammatorio.

Non per nulla, la sua diagnosi è quasi sempre "di esclusione" rispetto alle malattie organiche dalle quali va differenziata. Contrariamente a quanto si possa pensare, la diagnosi differenziale della sindrome del colon irritabile è molto importante; questo perchè alcune malattie dell'intestino – certe quasi innocue, altre gravi – possono manifestarsi con una sintomatologia molto simile; vale quindi la pena eseguire tutti gli esami necessari ad escludere queste condizioni patologiche. Ad ogni modo, chiunque accusi tali sintomi – ribadiamo: dolori addominali, stipsi e/o diarrea – non si dovrebbe allarmare troppo. Si tenga presente che, vantando un'incidenza compresa tra il 10-20 % circa – di cui il 70 % costituito da donne – la sindrome del colon irritabile costituisce il disagio intestinale più diffuso in tutto l'occidente e assolutamente non correlato all'incidenza di tumore del colon-retto.

In assenza di una causa chiaramente evidenziabile, la sindrome da colon irritabile viene spesso associata a compromissioni della stabilità psicologica. Il meccanismo patogenetico è controverso e ancora del tutto privo di adeguate conferme scientifiche. D'altro canto, è possibile che il colon, essendo provvisto di una regolazione neuro-ormonale propria ma correlata al cervello, risulti oggetto di disfunzioni che interessano la liberazione o la captazione di certi mediatori chimici. Alcuni meccanismi verosimilmente compromessi dalla sindrome del colon irritabile sono: l'alterazione della liberazione di serotonina (responsabile, tra l'altro, della contrazione muscolare liscia), la vasocostrizione capillare e la regolazione immunitaria della mucosa. In pratica, l'attività cerebrale modifica quella intestinale e può dare origine alla sindrome da colon irritabile. Altri meccanismi "teoricamente" in grado di contribuire, attivare o peggiorare la sindrome del colon irritabile sono le modificazioni nervose che incidono sulla contrattilità intestinale e l'iperalgesia viscerale (cioè l'aumento della sensibilità al dolore). Non è comunque da escludere che la sindrome del colon irritabile possa dipendere da altri fattori ancora sconosciuti come, ad esempio, l'infiammazione tipica di certe coliti.

Soprattutto per la sua eziologia multifattoriale, con fattori nutrizionali, nervosi, talvolta idiopatici, l'IBS non può essere curata nel senso stretto del termine, ma piuttosto prevenuta o compensata rendendola asintomatica.

Ne consegue che il trattamento stesso della sindrome dell'intestino irritabile debba risultare altamente specifico e multidisciplinare. D'altro canto la dieta è senz'altro un fattore determinante; si potrebbe affermare che la terapia alimentare, in connubio alla gestione dello stress nervoso, sia l'unico elemento onnipresente nella terapia di questa sindrome.

Per approfondire: Sindrome del Colon Irritabile: Diagnosi

Trattamento

Come abbiamo detto, la dieta non è da considerare una causa vera e propria di sindrome del colon irritabile, ma rappresenta comunque un tassello determinante al suo trattamento – necessario alla moderazione dei sintomi.

Secondo l'esperienza clinica di molti professionisti, la sindrome del colon irritabile sembra migliorare sensibilmente con l'equilibrio emotivo del paziente. Ciò accade sia in circostanze occasionali – come ad esempio il periodo vacanziero – sia in concomitanza di certe terapie farmacologiche ansiolitiche. Detto questo, non è possibile rimanere sempre in vacanza e nemmeno assumere ansiolitici solo per migliorare la condizione del proprio alvo.

Ecco perché è fondamentale agire in maniera multifattoriale, prima di tutto regolarizzando lo stile di vita, riducendo il carico di stress nervoso e svolgendo attività motoria con sistematicità – necessari a combattere la causa primaria – ma anche dedicando il tempo e le energie necessari alla gestione della dieta – indispensabile a ridurre i sintomi.

Per approfondire: Cura Sindrome del Colon Irritabile: Quale Trattamento

Dieta

La dieta per il colon irritabile è essenziale a moderare la frequenza e l'intensità dei sintomi. D'altro canto, non è possibile uniformare totalmente il sistema terapeutico, in quanto l'alterazione dell'alvo può risultare diametralmente opposta a seconda dei casi.

La prevalenza del tipo di alterazione dell'alvo, ovvero la differenziazione tra stipsi e diarrea, è un aspetto tutt'altro che trascurabile. Mentre la stitichezza colpisce prevalentemente le donne, feci troppo liquide si manifestano soprattutto nel sesso maschile – anche se talvolta i due sintomi si alternano con prevalenza di una o dell'altra componente.

Vero è che in entrambe le circostanze, caratterizzate da stipsi o diarrea, si può trarre vantaggio dall'aumento della quota di fibre solubili. Tuttavia si tratta di un solo fattore nutrizionale comune. Inoltre, sono veramente pochi gli alimenti ad avere una netta prevalenza di queste ultime sulle altre, ragion per cui non sempre la gestione dei cibi risulta così semplice.

Infine, non meno importante, dobbiamo tenere bene a mente che spesso la diarrea è alternata da periodi di stipsi; ciò significa che interrompere troppo a lungo l'assunzione di fibre per far riacquisire consistenza alle feci potrebbe favorire o aggravare la stitichezza successiva.

Entriamo più nel dettaglio.

Cosa mangiare nella dieta per il colon irritabile con stipsi o stitichezza?

Oltre il 70 % dei casi di sindrome da intestino irritabile interessa le donne; di conseguenza, il quadro predominante è di certo la stipsi associata a dolore intestinale, senso di sollievo dopo l'evacuazione e, talvolta, percezione di aumento progressivo della circonferenza addominale (sensazione di gonfiore da tensione addominale), con sentori di eccessiva pienezza; spesso, i soggetti interessati da sindrome del colon irritabile con stipsi lamentano anche feci caprine, svuotamento incompleto, emorroidi e/o ragadi.

Nella sindrome da colon irritabile con stipsi servono generalmente più fibre e più acqua, possono aiutare anche cibi diversamente lassativi come i kiwi e fattori probiotici.

Differentemente dalla stipsi dovuta a scarsità di fibre e acqua nella dieta, la stitichezza associata a sindrome del colon irritabile non è direttamente correlata a queste due componenti nutrizionali; detto ciò, queste possono certamente influire sulla sintomatologia.

È importante tenere a mente che la severità, per così dire, delle manifestazioni può avere eziologia multipla, di conseguenza può giovare di correzioni dietetiche e/o comportamentali anche differenti.

Peraltro, il fatto che non vi sia una correlazione diretta con questi due elementi dietetici indica che, di solito, anche l'assunzione di 30 g di fibre e 1,5-2 litri di acqua al giorno non riesce a normalizzare la funzionalità intestinale.

L'assunzione di probiotici associati a prebiotici è, talvolta, positiva sui sintomi. Si tratta comunque di una correlazione debole, ma meritevole di considerazione.

La terapia nutrizionale è comunque indispensabile a differenziare una stipsi dieta-dipendente da una sindrome da colon irritabile psicogena.

Cosa mangiare nella dieta per il colon irritabile con diarrea?

Se è vero che nella sindrome del colon irritabile con stitichezza l'aumento delle fibre e dell'acqua non induce necessariamente un miglioramento delle evacuazioni, in caso di diarrea il discorso si complica ulteriormente.

In maniera semplicistica potremmo consigliare: più fibre solubili – perché capaci di gelificare l'acqua residua nel lume intestinale – limitando però quelle insolubili – che tendono ad aumentare i gas e le contrazioni peristaltiche, quindi anche il meteorismo – e tentare di escludere i fattori antinutrizionali come gli inibitori delle proteasi, ossalati, fitati e gli elementi osmotici (come il lattulosio del latte caldo), irritanti (compresi i nervini quali alcol e caffeina, ma anche spezie piccanti come il peperoncino e il pepe), fermentabili (come i grossi carichi glicemici, tipo pizza) e, più in generale, i cibi lassativi. Si consiglia di fare attenzione ai probiotici; se per alcuni dimostrano un effetto positivo, forse mettendo in condizioni di maggior salute la mucosa intestinale – tuttavia più spesso compromessa nelle forme di diarrea patologica – per altri aggravano i sintomi.

Non abbiamo parlato dell'acqua. Questo perché non è consigliabile ridurre l'apporto di acqua con i cibi e le bevande, poiché è sempre necessaria al corretto funzionamento dell'organismo. Non è nemmeno possibile gestirne il riassorbimento intestinale, perchè la diarrea stessa è una forma di malassorbimento dei liquidi.

Inoltre pare che anche digiunando, riducendo quindi drasticamente l'assunzione di liquidi – con la dieta si assume la maggior parte dell'acqua quotidiana – la diarrea persista evolvendosi in mucorrea – prevalenza di muco rispetto alle feci stesse. A volte, la frequenza delle evacuazioni nel colon irritabile con diarrea è talmente elevata da provocare mucorrea anche senza digiunare.

Si consiglia di rinunciare ai cibi ricchi di fibre insolubili, o alle parti degli stessi che le contengono; spesso infatti, le fibre insolubili abbondano nella buccia della verdura, della frutta, nella porzione esterna dei semi amidacei come cereali (crusca) e legumi ecc. Risulta tuttavia sconsigliabile praticare una dieta a basso residuo, in quanto le fibre solubili hanno un'azione gelificante. Può essere un'ottima abitudine prediligere, nei momenti di acuzie, i vegetali cotti – la cottura migliora la solubilità delle fibre – e sbucciati – per le ragioni di cui sopra.

Il colon irritabile è molto diffuso anche nei soggetti in sovrappeso. A tal proposito, ricordiamo che tra le varie funzioni delle fibre, oltre a quelle di stimolo della peristalsi intestinale e prebiotica, c'è anche il favore della sazietà. Una dieta a basso residuo è tendenzialmente più energetica e meno saziante di una equilibrata.

Intolleranze Alimentari VS Colon Irritabile

Il fatto che si arrivi alla diagnosi di sindrome del colon irritabile per esclusione, può nascondere certe situazioni di natura abbastanza differente. È il caso, per esempio, delle intolleranze alimentari al lattosio e della sensibilità al glutine.

Queste due condizioni, solitamente diagnosticabili con dei test specifici, a volte risultano pressoché impossibili da riconoscere. In questi casi, le prime indagini possono dare risultati falsi negativi, convincendo il medico che il paziente non è intollerante (quando in realtà lo è) ed orientandolo verso la diagnosi di colon irritabile (in realtà assente). Pertanto, è sempre consigliabile svolgere tutti i percorsi diagnostici del caso e attuare (con l'aiuto di un dietista) un regime alimentare "di esclusione" utile al riconoscimento di eventuali intolleranze responsabili dei sintomi.

Si potrebbe ad esempio eliminare dalla dieta ogni fonte di glutine per qualche settimana – da due settimane a un paio di mesi – valutando eventuali miglioramenti e, se non presenti, procedere all'esclusione anche delle maggiori fonti di lattosio. Attenzione però, un eventuale effetto positivo dev'essere analizzato nella sua interezza. Talvolta l'esclusione del glutine si traduce con l'eliminazione dei carboidrati complessi. Questo porta spesso a una riduzione delle calorie totali e/o all'aumento della chetosi, potenzialmente responsabile di disidratazione. Un soggetto poco idratato molto difficilmente presenterà diarrea da colon irritabile; solo a digiuno può essere presente, come abbiamo detto, muco associato ad acqua.

Altre possibili intolleranze riconducibili ai sintomi della sindrome del colon irritabile includono quella all'istamina, ai salicilati e l'ipersensibilità agli alimenti ricchi di tiramina. Non dimentichiamo poi che esistono alimenti e bevande potenzialmente irritanti, astringenti o lassativi. Mentre i primi sono in grado di favorire diarrea e più raramente stipsi (a seconda della suscettibilità individuale), i secondi promuovono la stitichezza e gli ultimi determinano la perdita di consistenza delle feci.

  • Tra i prodotti irritanti e stimolanti distinguiamo soprattutto: i piccanti (peperoncino, pepe e altre spezie), gli alcolici e le metilxantine (come la caffeina)
  • Gli astringenti sono: succo di limone, riso brillato, banane acerbe, the, nespole ecc.
  • I lassativi comprendono: vegetali molto ricchi di fibre, latte caldo, crusca, kiwi ecc.

Nota: esistono altri principi attivi lassativi e sono contenuti in certi prodotti di origine vegetale.

Per gli alimenti ricchi di nervini stimolanti è necessario fare un'ulteriore precisazione, ovvero che: trattandosi di un disturbo verosimilmente legato allo stato emotivo-psicologico del soggetto, oltre ad avere un effetto sinergico sulle contrazioni della muscolatura liscia intestinale, la caffeina può aggravare uno stato di allerta ingiustificato (ansia) e agire direttamente anche sulle cause primitive della sindrome da colon irritabile.

Comportamento

Quanto incide il comportamento nella sindrome da colon irritabile?

Moltissimo. Gran parte delle persone che soffre di sindrome del colon irritabile è incapace di comprendere l'importanza di certi spazi, e di certi tempi, nell'arco della giornata. Questo riguarda chi soffre di diarrea, che dovrebbe diminuire la frenesia e quindi la costante soglia di attivazione (allerta), ma soprattutto chi lamenta stitichezza.

L'evacuazione richiede un tempo (estremamente soggettivo) e l'intestino (che come abbiamo detto è estremamente correlato all'attività cerebrale) "percepisce" la frenesia della vita quotidiana; nella stipsi, lo stimolo è scarsamente identificabile e trascurarne l'insorgenza significa rimandarlo anche di moltissime ore. Più le feci permangono nel colon, più queste divengono dure per ri-assorbimento idrico da parte della mucosa.

Purtroppo, a volte sembra non bastare nemmeno il ricavo del tempo necessario poiché, modificando artificiosamente gli orari, aumenta il rischio di ignorare i tempi dello stimolo fisiologico. Ciò spiega come mai, grazie anche ad un minor livello di stress generale, si assista spesso ad un miglioramento dei sintomi durante il periodo vacanziero e con l'ausilio di farmaci ansiolitici.

Nota: si noti come, pur avendo un meccanismo di insorgenza totalmente diverso, l'aggravamento della stipsi dietetica e di quella da sindrome del colon irritabile funzionino allo stesso modo. Pertanto, la sindrome del colon irritabile caratterizzata solo da stipsi, e la così detta stitichezza idiopatica non sono del tutto differenziabili.

Attività Motoria

Parliamo infine dell'attività fisica motoria. Oltre a non presentare alcun tipo di controindicazione – facendo comunque attenzione al livello di idratazione corporea in caso di stipsi – vanta un effetto benefico sia sulla stitichezza, sia sulla diarrea. Nel primo caso poi, è possibile notare un'ulteriore articolazione del meccanismo. Procedendo con ordine:

·         Il massaggio naturale dell'intestino indotto dal movimento fisico, così come la ventilazione diaframmatica, favoriscono il transito intestinale

·         Grazie alla secrezione delle catecolamineormoni responsabili dell'ipereccitabilità della muscolatura, sia liscia sia striata – l'intestino può giovare di un ulteriore supporto contrattile.

L'effetto sulla diarrea invece è di tipo generico e, a dir il vero, interessa anche la stipsi; si tratta del ben noto meccanismo anti-stress. Anch'esso ha un'azione polivalente, nella quale il primo sistema interessa puramente la sfera psicologica (fare sport consente di "staccare la spina") e il secondo interessa la liberazione ormonale di endorfine (oppioidi naturali secreti dall'ipofisi nel cervello).

Farmaci

Dopo aver chiarito il ruolo della dieta e dell'attività motoria nella sindrome del colon irritabile, è doveroso quantomeno citare gli altri possibili metodi per ridurre la sintomatologia e favorire la remissione del disturbo. A discrezione del medico, esistono farmaci che "potrebbero" favorire la moderazione delle manifestazioni indesiderate.

Farmaci contro il colon irritabile

Questi sono: anticolinergici (che diminuiscono l'eccitabilità intestinale, indicati in caso di diarrea), antidiarroici (riducono la sensibilità viscerale, la motilità intestinale e la secrezione mucosa, indicati in caso di diarrea), antidepressivi (ad applicazione indiscriminata), procinetici (aumentano la motilità intestinale, indicati in caso di stipsi) e farmaci serotoninergici (antagonisti dei recettori intestinali, indicati in entrambi i casi).

Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer
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