Lentiggini, Abbronzatura e Reazioni al Sole

Lentiggini, Abbronzatura e Reazioni al Sole
Ultima modifica 03.10.2019
INDICE
  1. Lentiggini ed Efelidi: quali differenze?
  2. Oftalmodinia Solare: quando il dolore oculare dipende dalla luce
  3. Sole e buon umore: da cosa dipende?
  4. Farmaci e Sole: che cosa si intende per Fototossicità?
  5. Intensificatori di Abbronzatura: a cosa servono?
  6. Doposole: perché e quando usarlo?
  7. Come mantenere l’Abbronzatura
  8. Indumenti anti-UV per proteggersi dal Sole
  9. Occhi e Protezione al Sole
  10. Scottature Solari: qualche consiglio
  11. Orticaria Solare: che cos’è?

Lentiggini ed Efelidi: quali differenze?

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Lentiggini ed efelidi sono macchioline cutanee all'apparenza molto simili, ma, in realtà, presentano caratteristiche estremamente diverse.

Efelidi

Le efelidi sono piccoli puntini brunastri, più o meno rotondeggianti, piatte (non rilevate e non infiltrate) rispetto la superficie cutanea. La loro formazione è associata ad un aumento della concentrazione di melanina in alcuni punti dell'epidermide, a causa di una produzione irregolare di pigmento sotto l'azione dei raggi ultravioletti presenti nelle radiazioni solari.

La tendenza alle efelidi si eredita dai genitori. Queste chiazzette pigmentate fanno solitamente la loro comparsa fin dalla giovane età e sono comuni nei soggetti con pelle chiara e capelli biondi o rossi (fototipo 1 e 2). Le efelidi compaiono soprattutto nelle zone esposte alla luce (volto, parti alte del torace e degli arti superiori e décolleté).

Rispetto alle lentiggini, le efelidi presentano un colorito più chiaro e una variazione stagionale, cioè si accentuano tipicamente in estate, con l'esposizione al sole, e tendono ad attenuarsi durante la stagione invernale (non sono, quindi, permanenti). L'aspetto delle efelidi può migliorare con l'applicazione di creme schiarenti e peelings leggeri.

Lentiggini

Le lentiggini sono discromie cutanee di tipo ipercromico, dovute ad un aumento del numero di melanociti negli strati basali dell'epidermide; la melanina prodotta in quantità superiore, quindi, si concentra in alcune cellule. Le lentiggini si presentano come macchiette piane o leggermente rilevate, di un colore che varia dal marrone chiaro a quello scuro e forma irregolare.

Le lentiggini possono manifestarsi in diverse parti del corpo, indipendentemente dall'esposizione della pelle alla luce del sole: in genere, sono evidenti a livello di viso, spalle, arti superiori e dorso delle mani, ma possono comparire anche in zone nascoste alla luce ed a livello delle mucose.

Essendo delle iperpigmentazioni dovute ad un accumulo di melanina, le esposizioni intense e prolungate al sole possono accentuare e rendere più numerose queste macchiette. A differenza delle efelidi, non scompaiono nel periodo invernale (sono permanenti); nel caso delle lentiggini, poi, il cambiamento di colore dall'estate all'inverno avviene, ma in maniera meno intensa. Le lentiggini possono essere asportate dal dermatologo con il laser o la diatermocoagulazione.

Oftalmodinia Solare: quando il dolore oculare dipende dalla luce

In alcune patologie, il dolore agli occhi peggiora con l'esposizione alla luce solare e all'illuminazione artificiale intensa. Questa sensazione fastidiosa, in particolare, si può riscontrare in caso di uveite, abrasioni della corneacongiuntiviticheratiti e glaucoma acuto.

L'oftalmodinia solare, inoltre, può dipendere da meningite, cefalea e vari stati febbrili. In altri casi, è conseguenza di irritazioni secondarie all'uso errato delle lenti a contatto.

Per prevenire l'oftalmodinia solare e favorire il benessere oculare, è possibile utilizzare lenti schermanti, a norma di legge, che filtrino la maggior parte dei raggi ultravioletti.

Sole e buon umore: da cosa dipende?

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Molte persone lamentano un certo calo dell'umore durante i mesi invernali. Talvolta questa "metereopatia" diventa patologica e in tal caso si parla di SAD (Seasonal affective disorder) o di disturbi stagionali dell'umore. Ne soffrono di più le donne e, non a caso, la SAD è anche più comune tra le persone che vivono lontano dall'equatore, dove d'inverno c'è meno luce. Ed è proprio la scarsità di luce ad essere chiamata in causa come fattore scatenante di determinati aggiustamenti biologici, che secondo gli studiosi spiegherebbero la riduzione del tono dell'umore nei mesi invernali.

A tal proposito, si è visto come in inverno aumentino i livelli di SERT, la proteina di trasporto della serotonina. La SERT si lega alla serotonina nella sinapsi, riportandola nel neurone presinaptico e impedendole di interagire con i propri recettori. Poiché la serotonina è conosciuta anche come ormone del buon umore, più alti sono i livelli di SERT e maggiore è la tendenza alla depressione; non a caso, diversi farmaci antidepressivi agiscono proprio sulla proteina SERT per aumentare i livelli di serotonina e con essi il buon umore.

Un'altra spiegazione biochimica della SAD riguarda l'aumentata secrezione di melatonina in risposta alla scarsa luminosità; tale fenomeno potrebbe spiegare la maggiore sonnolenza e la minore attività che molte persone lamentano nei mesi invernali.

Farmaci e Sole: che cosa si intende per Fototossicità?

Quando il sole interagisce con molecole chimiche capaci di sensibilizzare la pelle, si parla di "fototossicità". A differenza di eritemi e scottature, causati soprattutto dai raggi ultravioletti corti (UVB), le reazioni tossiche sono dovute principalmente all'azione degli UVA. Alcune sostanze assorbono l'energia delle radiazioni solari e le trasferiscono ai tessuti cutanei, provocando danni al DNA o alle membrane cellulari.

I sintomi sono gli stessi della scottatura solare: arrossamento, prurito, gonfiore e bruciore, fino a vere e proprie ustioni con comparsa di bolle. Possono manifestarsi nelle aree dove è stato applicato il medicinale topico oppure, se il farmaco è assunto per via orale o parenterale, possono interessare tutte le aree esposte al sole. Anche la dose del farmaco e la frequenza del trattamento fanno la differenza. Le reazioni sono più accentuate se l'esposizione solare è stata intensa o prolungata: durano in genere alcuni giorni e possono lasciare macchie di colore bruno. Il pericolo è maggiore se l'esposizione coincide con il picco di concentrazione del principio attivo nel sangue. Tra i farmaci più comuni che possono interagire con il sole è vi sono: antibiotici (tetracicline, chinolonicisulfamidici), contraccettivi orali (pillola), antinfiammatori (soprattutto quelli da applicare sulla pelle, come gel/cerotti a base di ketoprofene) e antistaminici (prometazina).

Un discorso a parte meritano le cosiddette reazioni fotoallergiche che avvengono solo in individui predisposti i sintomi non compaiono subito, ma una volta sensibilizzati sono scatenati anche da piccole dosi di farmaco.

In ogni caso, è bene controllare sempre quanto riportato dal foglietto illustrativo del medicinale la compatibilità con l'esposizione al sole ed utilizzare sempre un'adeguata protezione solare. Se non è possibile sospendere o rimandare la cura, bisogna evitare il sole sia durante l'assunzione del farmaco, che nelle due settimane successive.

Intensificatori di Abbronzatura: a cosa servono?

Un'abbronzatura sana, duratura e uniforme si ottiene gradualmente, dopo circa 7-10 giorni di esposizione al sole.

Una volta ottenuto un bel colorito, è possibile intensificarlo con creme, oli e balsami formulati con sostanze in grado di favorire la produzione la melanina (pigmento responsabile dell'abbronzatura).

Gli intensificatori di abbronzatura, di solito, contengono tirosina, la quale rende più disponibile la melanina prodotta dalla pelle e ottimizza la stimolazione dei raggi solari.

Tra gli ingredienti rientrano spesso anche sostanze in grado di aiutare la melanina nella fotoprotezione, come il betacarotene.

Gli intensificatori di abbronzatura non contengono generalmente filtri solari, quindi è importante continuare a proteggersi con un fotoprotettore e non esporsi troppo al sole, evitando soprattutto le ore più calde della giornata.

Doposole: perché e quando usarlo?

Il doposole ha la funzione di alleviare gli effetti conseguenti all'esposizione solare e migliorare le condizioni della pelle.

L'abbronzatura e la produzione di melanina sono, in effetti, una difesa dell'organismo ad una situazione di stress. In prima battuta, infatti, le radiazioni solari provocano, una risposta infiammatoria a livello cutaneo, che si manifesta con arrossamento, disidratazione, sensazione di bruciore, eritema ed altri sintomi più o meno fastidiosi.

Pertanto, è necessario fornire alla pelle sostanze nutrienti (come argan e karitè), antiossidanti (vitamine), disarrossanti e lenitive (aloeallantoinacalendula e pantenolo).

L'applicazione costante di latte, creme e burri dopo l'esposizione al sole conserva, inoltre, la compattezza dello strato cutaneo superficiale e ripristina il film idrolipidico, contrastando la disidratazione e le spellature.

Il doposole va usato sempre, dai primi giorni di esposizione, applicandolo con generosità e su tutto il corpo.

Come mantenere l’Abbronzatura

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Una volta conquistato un bel colorito, la giusta routine di bellezza gioca un ruolo fondamentale nel preservarne l'intensità.

Si inizia sotto la doccia, scegliendo detergenti formulati con sostanze nutrienti ed emollienti per evitare che la pelle, lavaggio dopo lavaggio, si desquami. Al termine, poi, è utile abbondare con un doposole lenitivo ed idratante, da applicare e massaggiare fino a completo assorbimento.

Una volta alla settimana, può essere utile ricorrere ad uno scrub delicato. L'esfoliazione, infatti, toglie l'opacità data dalle cellule morte sulla superficie cutanea e restituisce uniformità e luminosità alla pelle abbronzata.

Indumenti anti-UV per proteggersi dal Sole

Gli abiti anti-UV sono indumenti realizzati con fibre tessili, in grado di proteggere la pelle dall'irraggiamento solare. Questi tessuti sono combinati con specifici principi, quali il biossido di titanio o l'ossido di zinco, che li rendono del tutto simili ad una crema solare protettiva. Purtroppo, gli abiti anti-UV possono perdere le loro caratteristiche dopo ripetuti lavaggi o se sono troppo aderenti (quindi le fibre si stirano sulla pelle).

Come scegliere il fattore di protezione

Il livello di protezione dai raggi solari per i tessuti viene indicato sulle etichette con la sigla UPF (ultraviolet protection factor). La protezione massima è garantita dagli indumenti con UPF 50+.

Oltre al fattore protettivo, i capi conformi alle norme UNI riportano in etichetta anche il simbolo di un sole giallo e il riferimento al numero della norma EN 13758-2.

Dove si possono trovare

Gli indumenti anti-UV si possono trovare principalmente nei negozio di abbigliamento sportivo. Di solito, sono sintetici (le fibre naturali offrono minor protezione) e sono riconoscibili dalla trama del tessuto, generalmente più fitta rispetto al normale, e dai colori scuri o accesi (assorbono meglio i raggi solari rispetto al bianco).

Occhi e Protezione al Sole

In estate, come la pelle, anche gli occhi hanno bisogno di protezione. L'esposizione ai raggi ultravioletti, infatti, può favorire la progressiva opacizzazione del cristallino, struttura che filtra e proietta la luce sulla retina. Inoltre, le radiazioni solari sono implicate nell'induzione o nella progressione di fotocheratiteretinopatie e degenerazione maculare legata all'età.

Per proteggere la vista, quindi, è importante indossare un paio di occhiali con lenti scure di estrema qualità, dotate di filtro ultravioletto a norma di legge, in grado di bloccare il più possibile le radiazioni solari.

Per gli occhiali da sole, esistono 4 gradi di protezione anti-UV; il livello 4 è consigliato nelle situazioni in cui ci sia una forte esposizione al sole e al riverbero (spiaggia, altitudini elevate o piste da sci).

In ogni caso, è opportuno controllare che sulla confezione siano sempre indicati il marchio CE, la certificazione degli indici di qualità e sicurezza e la categoria di appartenenza; le più indicate sono le lenti di categoria CE 3 o 4.

Scottature Solari: qualche consiglio

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Ecco alcuni semplici accorgimenti in grado di dare sollievo quando si esagera con il sole:

  • I fastidiosi rossori si prevengono utilizzando una crema solare durante l'esposizione, adeguata al proprio fototipo; inoltre, è importante abbronzarsi per gradi.
  • Se, nonostante questa precauzione, la pelle alla sera si presenta accaldata ed arrossata, si può ricorrere ad una crema ad azione lenitiva e riparatrice oppure ad un latte doposole nutritivo e rinfrescante. Gli ingredienti da cercare nella formula sono estratti vegetali, come quelli di aloetè verdemalva e camomilla, che hanno un effetto calmante ed addolcente.
  • Per lenire il bruciore ed il prurito, è possibile applicare sulle parti arrossate un panno bagnato con acqua fredda o una borsa del ghiaccio.
  • Richiedono più attenzioni, invece, le scottature con vescicole e bolle. Prima di tutto, serve la massima igiene, per evitare le sovrainfezioni batteriche. Il dermatologo può indicare l'utilizzo di antibiotici da applicare localmente (es. creme a base di eritromicina) e, per alleviare i sintomi, l'assunzione di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) per via orale.
  • Se la scottatura solare è estesa e grave, il medico potrebbe consigliare l'applicazione di una pomata che contenga una piccola percentuale di cortisone per ridurre il disagio. Devono essere evitati, invece, unguenti o lozioni contenenti anestetici (es. benzocaina), per il rischio di dermatite allergica da contatto.
  • In ogni caso, è necessario evitare l'ulteriore esposizione alla luce solare, fino alla completa regressione della scottatura.

Orticaria Solare: che cos’è?

L'orticaria solare è una reazione cutanea che si sviluppa nel giro di pochi minuti dopo l'esposizione alla luce ultravioletta.

Sulla pelle esposta ai raggi UV, si presentano una serie di sintomi tipici di una reazione allergica: prurito, bruciore, pomfi ed irritazioni. In rari casi, quando sono coinvolte aree cutanee molto estese, si possono verificare anche mal di testadispneavertigini, nausea, debolezza, sincope ed altre manifestazioni sistemiche.

L'eziologia non è chiara, ma probabilmente il fattore scatenante (la luce ultravioletta) attiva degli elementi cutanei endogeni che agiscono come fotoallergeni, i quali portano alla degranulazione dei mastociti, come accade in altri tipi di orticaria. L'orticaria solare può essere classificata in base alle componenti dello spettro UV (UVA, UVB, e luce visibile) che la determina.

I sintomi dell'orticaria solare solitamente durano da pochi minuti a qualche ora. Tuttavia, può cronicizzare ed aumentare o ridursi nel corso degli anni.

Il trattamento dell'orticaria solare è complesso e può prevedere la somministrazione di antistaminici, corticosteroidi topici e terapia di desensibilizzazione (fototerapia).

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